lunedì 27 aprile 2009

Oche selvatiche

Oche selvatiche
ombre veloci
dentro il tramonto,
brevi ricordi
destinati a svanire
nel cuore cupo della notte
che sorge
e si abbatte pesante
sul mondo coperto di oblio.

Sia ora

Si sciolgano i lacci,
il lupo divori
e venga trafitto.
Sanguini la luna dai morsi
e il sole anche,
è tempo che risorgano.

Bolina

Barca sbandata
la mia.
Così deve
vela in stretta bolina.
Da sempre sbandata
a risalire vento e mare,
orgoglio
di cambi di bordo
e mai d'andatura.
Quando sarà
il vento
a cambiare
stabilizzerò lo scafo
finalmente lascando;
altrimenti,
saprò
restare sbandato.

Alla Capannina da Ciccio

Il Magra scivola
pigramente
in mare,
la brezza agita
tonalità di verde
che la notte si limita
a suggerire.
Vermentino,
ancora un bicchiere
dove sciogliere
la malinconia dell'estate
che scivola
pigramente
nell'autunno.

In poche estati

In una musica datata
rivivo il tuo sorriso
e ricordo
i miei vent'anni
e l'amore
che hai consumato,
in poche estati,
fra le braccia
di un altro.

Neve antica

Fitta e pesante
nella nebbia dell'uomo
cade a coprire il presente
e negli opachi riflessi
rimbalza caldo il passato;
mentre nel cielo denso
due corvi stanno
sulle spalle del tempo.

Un abbraccio

a D.B.

Un abbraccio di dolore
dato con braccia
destinate a un altro.

Mattina a Bruxelles

Aria stagnante
brina
foschia.
Ancora un passo
poi
un rombo sommesso
una strada usata
un altro ateneo.
Stanchezza e noia
in un cielo ormai terso
nell'Europa
che non mi appartiene.

Dopo l'addio

a L.V.

Le mani sui tuoi fianchi
ed ha afferrato l'amarezza
di sei mesi
da dimenticare

Oltre la finestra

Un ramo spezzato
sotto una coltre di neve
ormai sciolta.
Un nuovo angolo di cielo
attraverso i vetri bagnati.

Rami sottili
trame disegnate
su uno sfondo d'acciaio.
Scheletri di mani
coi gomiti conficcati
nella terra

Affondando

Il carnevale muore
assieme a un piccione
sopra un gradino verde
lambito dal mare
dietro piazza San Marco.
E mi dipingo un sorriso
mentre la Macchina
brucia rapida
la mia flebile
grande
speranza,
ma senza una folla plaudente.
Solo
e devo fingere,
e non devo far sapere;
che ho sperato,
che ho agito contro me stesso.
Nonostante il dolore
ho dato
a chi mi toglieva,
innocente.
Vincendo sconfitto
in Campo Sant'Anzolo:
la sua sofferenza finiva
ed io affondavo, come Venezia
in un altra lattina di birra.

Sera di Parigi

Parigi,
una visione lontana
nel fumo dei suoi Rivoli bagnati.
Un sidro ruffiano aiuta un amore
mentre si confonde col sangue e la pioggia
e il mio volto si specchia sul vetro di un bistrot
battuto da gocce che si inseguono in funebre gioco
nella sera che scende sulla gente che scorre.
Ancora un bacio sul vetro del bicchiere,
ancora un sorso che sale al cervello
come il pensiero di lei lontana,
nella notte che calpesta il selciato,
sotto la pioggia rada e veloce,
come il respiro sulla bocca del tempo.

Neve

Cristalli bianchi
cadono sul mio guanto,
sottili tele di ragno
che si sciolgono
veloci, nella mia mano,
gelose del loro segreto.
Un attimo
un attimo solo per carpirlo
e rubare la loro bellezza.
Cristalli
che cadono nell'indifferenza:
solo il cieco
vede attraverso
i sottili rami di ghiaccio.
Cogliere l'attimo
in una gemma
di tenebra e luce
che si scioglie fra le mani del nulla.

Verso Parigi

Una sera d'estate,
deviazione,
sulla Somme,
gli stagni.

Ma tutto era già stato.

Un breve recinto,
poche pietre,
ora nomi,
ora spazi vuoti,
quando un grado,
un reggimento.
Poi un registro,
due firme,
un saluto.
(anche noi
abbiamo portato l'uniforme)
Di nuovo in strada
silenzio
fino all'autogrill.

Sera di Domenica

Chiuso
nell'angoscia di una domenica
che non riesce a finire
annegato in un sole inutile
oltre il vetro chiuso
senza orizzonte.
Solo
un aleggiare di fumo pesante
sopra il vuoto che porto dentro
in questa sera
che posso riempire solo
con un sogno da dividere
con me stesso.

Là dov'è il remo

Continuare a navigare
su di un soffio di vento
là dov'è il remo
oltre il senso del tempo
a battere sull'onda
e il mare schiuma ferro
quando due corvi stanno
bassi sulle teste di drago.

venerdì 24 aprile 2009

Ferdinando Menconi - Verso Fiumicino

Un'autostrada breve
dentro il tramonto
e parlo,
come fossi solo,
con lei,
tramonto già sofferto,
e sono solo,
verso un altro aereo,
ma non mio
oggi
lei non parte da me
non più
come Primavera
vola da un altro.

Ferdinando Menconi - Sul ciglio luminoso

Sto,
sul ciglio luminoso della notte
dove tonalità di grigio
stemperano
il bianco e il nero.
Ombre,
bandite dal giorno
e dal suo baratro confuso
di colori.

Ferdinando Menconi - Cielo

Mio non è
il cielo alto delle stelle
(troppo lontano)
ma quello basso
del vento e delle nubi,
cielo di tuono e di tempesta,
della folgore del Dio
che tiene la ruota
del tempo e delle rinascite.
Nell'attesa del ritorno
solo una stella è mia:
quella del nord,
quella del mare.

Ferdinando Menconi - Aurora

Tornerà?
L'Aurora
irrompendo dal mare
sulla gente svegliata
dal sorgere rosso del sole
nello scorpione
per ripulire il mondo col suo veleno.
Squarcerà?
La mezzanotte
con i suoi bagliori di fuoco
in un ultimatum di vita
l'Aurora
di nuovo
oltre la città dell'autunno

Ferdinando Menconi - Albero da spiaggia

Albero da spiaggia

portato dal mare

anima e vita

ceppo antico

buono per fasciame

intelletto e movimento

radici profonde

nella notte del tempo

divelte in aria

sapranno camminare

aspetto, parola e udito e vista

e ancora camminare

sopra rovine

cercando nel mare

il mormorio dell'inizio

e la promessa urlante

del ritorno.